Peccai, stolto; e pentito a mercé vegno,
com'uom ch'al vero cede e vinto tace;
e vergogna e dolor mi punge e sface,
tal ch'a scorno e tormento il viver tegno.
Dunque io contra 'l mio sol ghiaccio divegno?
e me stesso gli furo empio e rapace?
Dunque altrove spirar posso fugace
da quel bel seno, in cui felice i' regno?
Torni pur l'onda al suo fonte riversa
rapido rio, con meno altrui stupore,
poich'in perfidia è la mia fé conversa;
ed io mi strugga in lagrimoso umore
d'acerba doglia: onde, mia colpa astersa,
racquisti almen con bel morir l'onore.