Ingrato, empio mio cor, che fatto degno
d'arder al sol d'alta beltà verace,
potesti d'altra oscura, ignobil face
foco gradir de la tua fede indegno.
Qual acerba d'Amor pena e disdegno
contra te basta a tanta colpa audace?
Poich'ingiuria a colei per te si face
ch'è sol del viver tuo lume e sostegno?
Dunque, o sia questa mano in te conversa
con giusto ferro, o tu del proprio errore
lagrime amare eternamente versa:
ch'è severo in se stesso un nobil core,
né si purga in amor voglia perversa
se non con morte o con mortal dolore.