Frena l'empio furor, ministro insano
ch'ardi le chiuse carte; anzi le inchina:
ch'elle son, se nol sai, cosa divina,
e scritte in terra da celeste mano.
Temer peste da loro è stolto e vano,
ch'anzi salute il ciel per lor destina;
e fanne prova in me, c'ho già vicina
morte, languendo a la mia dea lontano.
Fortuna rea, ch'al mio digiun sofferto
per sì lungo sperar, con doppia noia
invidi il cibo in su le labbra offerto;
ma 'l restar il mio nome e la mia gioia
arsi e 'n cenere volti, augurio è certo
che vuole in ciel ch'in questo essilio i moia.