Chi cresce il duol ch'in questo essilio i' sento,
se d'ogni asprezza al maggior colmo ei giunge?
Chi novo spazio a l'infinito aggiunge,
e dopo morte ancor mi dà tormento?
Misero caddi e fui di vita spento
quando dal mio bel sol n'andai sì lunge;
or fera gelosia m'assale e punge,
tal che senza io potea dirmi contento.
Compagna empia d'Amor, terribil mostro,
di cui sol l'ombra spira empio veleno,
con mill'occhi vegghiando al pianto nostro.
Direi ch'uscita fossi al ciel sereno
dal cieco abisso del tartareo chiostro;
se non ch'aspro di te l'inferno è meno.