Mai non ritorno al mio bel sole amato
seguendo i piè, ch'altrove andar non sanno:
ché non sia del piacer maggior l'affanno,
e da presso più acerbo il ben bramato.
Quegli occhi, i quai per adorar son nato,
com'essi, ohimè, per sol mio strazio e danno,
pur d'un guardo mercede al cor non danno,
sempre in atto ver me nemico, irato.
E se lontan dal loro sdegno io vivo,
più cruda guerra allor, misero, provo,
del mio solo conforto e d'alma privo.
Così vo del mio male ingordo e schivo,
e quel che m'è più dolce, amaro trovo,
disperato sperando, or morto, or vivo.