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1536–1602

360

Celio Magno

O signor mio benigno, o redentor di questa miser'alma, accetta il buon volere di me, tuo servo umìle.

E qualor questi sensi infermi e frali traboccano al peccar, tu mi sostenta, con la pietosa man de la tua grazia. So molto ben che tutte

l'orazioni mie, tutti i digiuni e quanto in gloria tua penso ed adopro, è nulla, s'io riguardo a quel ch'io debbo. Ma s'io mi volgo, come ognor m'inviti,

a l'infinita tua somma bontate, spero de le mie colpe ancor perdono. E che fatta per te d'indegna e brutta quest'alma degna e bella,

quando a te piacerà trarla di questo carcere a lei noioso, fia chiamata nel cielo a goder teco del gaudio e de' tesori

che doni a' servi tuoi più cari e fidi in quella vera e sempiterna vita. Pater noster, qui es in caelis, sanctificetur. Ecco il padre Bernardo,

uom tra noi d'essemplare e santa vita, e prior degno del suo monastero. Buon giorno, padre. Dio ti sa lui figlio.

Ove ne vai così per tempo? Io vado per udir messa al monasterio vostro, oggi ch'è festa; e parmi aver sentito

il terzo segno. Come, 'l terzo? Ancora non è sonato il primo. A me pareva

d'udirlo; ma per dirvi il ver, ier sera feci vigilia, e non gustai boccone benché n'avessi voglia; e questa notte poco ho dormito: onde or fame rabbiosa

fa ch'io vaneggio ed erro. Parendomi sentir campane e trombe, credea spedirmi tosto e tornar tosto a far collazione a casa mia

ed aspettar per gli altri e desinare. Bisogna aver pazienzia. Quanto più scuso in te dopo il digiuno questo spion natural de la tua fame,

tanto più lodo il fren di riverenza verso il tuo creator, che a' suoi commanda che cibo a l'alma dian prima ch'al corpo. Benedetto sia tu, figliuol mio caro!

Prega il Signor che così buona mente per tua bontade in te conservi e cresca. Almen fossi tu stato a la mia messa da me detta oggi a lo spuntar de l'alba

per mia divozion, come far soglio: perch'or mangiar potresti a tuo piacere. Volesse Dio che ciò saputo avessi, che ci sarei volato

a mezza notte, ancor, non pur a l'alba! Io paziente sosterrò la fame finch'abbia udito messa; ma dapoi non so come potrò soffrirla tanto

ch'arrivar possa a casa. Fatemi, caro padre, un gran favore: supplico e prego vostra rebelenzia. Volentieri. Dimanda, purch'io possa.

Datemi mezzo di quel vostro pane ch'avete nel carnier, dove solete portarne ognor, per darlo in elemosina a qualche poverello; in ogni modo

in tale stato posso anch'io chiamarmi poverello e mendico. Riceverollo per l'amor di Dio. Vo' compiacerti; purché mi prometti

di non toccarlo finché tu non abbi udito messa prima, e 'l tuo debito ufficio a Dio pagato: che sarà solo un differir mezz'ora.

Così prometto. Eccoti mezzo il pane. Riponetel voi stesso in questa tasca con le man vostre, ch'io non vo' toccarlo

finché non oda messa, sì come io v'ho promesso e 'l dover porta. Ciò segno è ancor di ben disposta mente. Porgi la tasca qui: ma guarda bene

che tu m'attenda la parola data. Sai ben che la promessa al sacerdote fatta è fatta a Dio. Siatene certo pur. Mi raccommando

a vostra rebelenzia. Va in buon'ora. Quando si scorge in uom semplice ignaro seme alcun di bontate,

con la dolcezza e col favor si deve nodrirlo e cura averne; acciò, quasi novella ed util pianta, fermi più sua radice,

e più fiorito e più fecondo cresca. Ma fornir voglio il mio camino e i prieghi che costui m'interruppe; ancor che 'l tempo speso con lui non fu senz'alcun frutto.

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