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1536–1602

360

Celio Magno

Sì, si, aspetta, che vegno. Non diran messa di quest'ora intiera. Il frate ch'a da dirla non è parato ancora; anzi passeggia

per sacristia col breviario in mano, e forse va dicendo il matutino. Che debbo fare? Da l'un canto mi spinge lo stimol de la fame,

e da l'altro la fede al padre data. S'io 'l mangio innanzi, peccherò di gola, se indugio un'ora, io morirò di fame. Non è meglio ch'io viva e poi mi penta,

che morir qui, né poter poi pentirmi? Ho pur sentito a dire che la necessitade non ha legge, e che nostro Signor non vuol la morte

del peccator, ma ch'anzi viva affine che possa convertirsi. Adunque onesta scusa averò s'io mangio questo pane; forza è mangiarlo.

A quel ch'io veggio, dei aver udito messa; ch'altramente creder non vo' che tanto error facessi. Perché mutolo resti? E non rispondi?

E perché torni entro la tasca il pane? Io non l'ho udita ancora, perch'ancor non s'è detta; e 'l sacerdote par che nulla vi pensi, e ad altro attende.

Ond'io mi son partito di chiesa a passeggiar per minor tedio dell'aspettar la messa; ma quando ora sarà, darò di volta.

Né questo pane ho tratto fuor per mangiarlo; ma per darli solo, così, un'occhiata, e per trattenimento de la mia fame; come fa l'infermo

che toglie un pomo in man per goder solo la vaghezza e l'odor, non per mangiarlo. Se questa fu la causa, io me n'acqueto; ma perché, figlio mio, non stesti in chiesa

più tosto a pregar Dio, che uscirne fuora impaziente in aspettar la messa? Io voglio e debbo confessar il vero a vostra rebelenzia.

Ho visto in chiesa in ginocchion divota una giovane bella come un fiore, che gli occhi mi rapì nel suo bel volto. Io sentendo per lei foco in camino,

deliberai schivar quel gran periglio d'innamorarmi; perc'ho già provato quant'aspra sia la vita degli amanti, e quanto offenda Dio.

Talché, per non turbar né me né lei, son fuori uscito a trattenermi alquanto. Benissimo facesti ché maggior fallo assai sarebbe stato

macchiar la conscienza di carnal brama e di lascivi sguardi, che romper il digiuno innanzi messa. Anch'io giva pur or pensando meco

che, s'è concesso a chi digiuna, a sera, di cibo un poco pria che vada in letto, perch'avend'io ier sera digiunato senza nulla gustar, peccarei s'ora

con questo poco pane, col qual ier sera non avrei peccato, consolassi la fame innanzi messa? Non hai fornito ancora

l'obligo del digiun, se non hai prima ascoltata la messa; anzi, se mangi pria, non sol tu guasti il merito di questa e di quell'opra,

poich'ambe ordini son di santa Chiesa, ma senza scusa mortalmente pecchi. Che 'l peccato del qual tra noi si parla non consiste in aver ier sera preso

poco o nulla di cibo; benché 'l vero digiuno, a Dio più grato, sia l'astenersi in tutto ne le vigilie sante

dal mangiar e dal bere; ma questa colpa è per l'incontinenza di non voler soffrir mezz'ora sola a saziar il tuo ingordo appetito.

Questa mezz'ora a me parrà mill'anni. Più lunghe a te parran le pene eterne se per seguir la gola or nulla curi l'onor devuto ai dì sacri e solenni,

anteponendo il pane terreno e frale al pan celeste eterno del sacrificio, in cui presente è Cristo, che col suo sangue ti campò da morte.

Non colui che principia un'opra buona, ma chi stabil continua insino al fine grazia e mercede acquista. La vostra rebelenzia il vero dice,

io lo conosco; tuttavia mi pare che tra voi sacerdoti e noi mondani vi sia gran differenza: perché voi per lungo tempo assuefatti foste

a patir fame e sete; e noi viviam con via maggior licenza. Voi sul digiunar sempre, e noi sul mangiar sempre;

voi spesso pane ed acqua, noi pane senza vin gustiam di raro; e quanto a me non mai. Ché senza non si puote

viver; e s'altri può, non già poss'io. Per questa tua buona ragione a punto fia maggiore il tuo merto appresso Dio soffrendo ancora un poco,

finch'abbi udito messa. Deh non fraudar te stesso del frutto del ben far tanto vicino. Farò quel che consiglia

la vostra rebelenzia. Ma sarà meglio ch'a me 'l pan tu lasci, per schivar il periglio de la tentazion che può venirti.

No, no, padre; lassate pur ch'io 'l porti: che di novo lo prometto a vostra rebelenzia che non lo toccherò prima ch'io m'abbia

udito messa, come debbo. Or vado. Io son contento. Va. Dio t'accompagni. Ave Maria, gratia plena...

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