Qual d'Aletto furor la man che strinse
Margherita a la tua, santo Imeneo,
Armò sì cruda in te? Qual destin reo
te, di viver sì degna, a morte spinse?
Come al ferir giusta pietà non vinse
il ferro istesso, e intenerir nol feo?
Come soffrir quel colpo il ciel poteo,
ch'in terra il fior d'ogni sua grazia estinse?
O d'empia gelosia cieco sospetto,
stimar la fede infida e 'l proprio errore
punir ne l'altrui puro e casto petto!
Ma nostro è 'l danno, e non già tuo: ché fuore
d'affanni, or giunta al vero ben perfetto,
godi l'eterno tuo sposo e fattore.