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1536–1602

332

Celio Magno

Amor, ch'un vetro agli occhi altrui prepone del color tinto ond'è la mente impressa, falsa ammira di fuor sembianza espressa e per verace entro 'l pensier la pone.

Questo è de l'error tuo dolce cagione, Ercole, per la lode a me concessa; questo la cetra mia, roca e dimessa, tra le pari a la tua, cieco, ripone.

Dunque a te grazie; a me più tosto segua rossor che vanto: e 'l tuo, nol mio, valore, magno e cortese oltr'ogni stil si nome. Così mia forza egual fosse a l'onore:

ch' Ercole anch'io talor ti darei tregua dal sostener le tue celesti some.

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