Fuggendo de l'oblio l'ira e lo scorno,
spiegai timide vele a dubî venti;
or dal giudicio de le nobil menti
per te lieto e sicuro, Orazio, i' torno.
Tal senno, tal valor ha in te soggiorno,
ch'è certa norma altrui quel che tu senti;
benché troppo in mie lodi il fren rallenti,
che fan da me qual d'eco in te ritorno.
Tu col dolce cantar non pur disarmi
di lauro i duo, ma tutti i cigni illustri,
ch'agguagliar il tuo volo invan si tenta.
Ver me dunque a sua voglia il tempo s'armi:
che col tuo scudo onde m'affidi e illustri,
mia fama il suo furor nulla paventa.