Sparisti, Ascanio, ahi destin crudo e fero
ch'a noi ti tolse! e sparì teco insieme
d'Italia un chiaro lume, e in lei la speme
nata per te del suo splendor primiero.
Ch'in te, spirto gentil, degno d'impero,
fiorian di novo eroe doti supreme,
né di tua gloria fu men fertil seme
poggiar del bel Parnaso al giogo altero.
Piange or la tua natia, nobil sirena
piangon le Muse: e non versar mai tanto
per gli occhi umor da sì dogliosa vena.
Ché, come al valor tuo cede ogni vanto,
così del tuo partir l'amara pena
stimar fa scarso ogni più largo pianto.