Di mia vita il sereno,
da ch'io nacqui, turbar contrarie stelle.
E s'io cantai talor, mie rime poi,
quasi figlie men belle,
rinchiusi; e negai lor l'aura celeste.
Né men, Beffa, per voi,
ch'in lodarle occhi ciechi amando avete,
uscir devran del chiostro;
poiché nel canto vostro
senza periglio e con sicura gloria
può serbarsi immortal la mia memoria.