Così di grazia alcuna stilla infonda
benigno Febo a quel ch'io servo e canto,
come ai cigni ond'ha voce e Smirna e Manto
va par la musa tua purgata e monda.
E tal d'eternità radice fonda
che spesso morte il suo gran danno ha pianto
io presso a lei son quasi umile a canto
ch'altera quercia vince e soprabonda.
Ma se di fede alcun merto pur haggio,
cedi a' consigli miei dal vero instrutti,
che negletto da te se n' lagna or molto.
Faccian dal fosco al chiaro omai passaggio
tuoi parti fuor da giusta man condutti,
né stia più 'l sole infra le nubi involto.