Non t'ornò il crin de la sua nobil fronda
sì amico Apollo e diè sì dolce canto
perché, Andrea, tu men grato a favor tanto,
i suoi doni e 'l tuo onor scemi e nasconda.
Troppo rigida in te modestia abonda
di crudeltà vestendo incauta il manto,
mentre a' tuoi propri parti il sole e 'l vanto
neghi, lor chiusi in ria prigion profonda.
Grave a Natura, grave a Febo oltraggio,
ch'al mondo gli han, non a te sol produtti,
è che sì gran tesor giaccia sepolto.
Escan dunque a la luce; e tu più saggio
cogli de la tua gloria in vita i frutti:
che dopo morte il qui goderne è tolto.