De' miei trascorsi dì picciol guadagno
dietro a le Muse, ond'io prima m'accensi,
trovo; e s'avien ch'al mio stato ripensi,
di me medesmo, e più del ciel, mi lagno.
Che, qual da dolce madre innocente agno
presso a cui lieto a pien l'ore dispensi,
da l'alme dee, che già mia scorta fensi,
lasso, per rio destin pur mi scompagno.
E, s'io vivo, cangiar conviemmi il pelo,
per sentier novo, a me gravoso ed erto,
spendendo in corta gloria i dì migliori.
Ma se seguir quel primo, ardente zelo
mi dava il ciel, forse in perpetuo offerto
m'era di Magno il nome onde m'onori.