Skip to content
1536–1602

288

Celio Magno

Sozzo verme son io, vil terra indegna di serbar te mio vero alto tesoro, cui con sì freddo affetto amo ed adoro, sì ardente al falso ben che 'l mondo insegna.

Ahi cor mio cieco, or chi la luce sdegna la notte amando, e 'l fango agguaglia a l'oro? Dunque vita dispregio e morte onoro? E, ragion posta in bando, il senso regna?

Ma qual mi sia, Signor, tu mi creasti a tua sembianza; e mia carne prendendo la mia bassezza a la tua gloria alzasti. Ben infinita la mia colpa intendo;

ma nulla al sangue che per me versasti: per cui mercé ti chieggo, umil piangendo.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
288 · Celio Magno · Poetry Cove