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1536–1602

287

Celio Magno

Qual sì fera, crudel, nefanda mano sul duro legno il mio Signor confisse? Perch'a se stesso il cor pria non trafisse ch'esser a chi 'l fec'uom tanto inumano?

Ma che parl'io d'altrui, misero insano? Io fui cagione ond'ei morte soffrisse e che quel sangue immacolato uscisse per lavar il mio lezzo empio e profano.

Io, quasi poco fosse il suo tormento, con ingiusti desir, con perfid'opre riporlo in croce mille volte or tento. Oh quanta in me la sua pietà si scopre!

Poiché sì gravi error, quand'io me n' pento, largo perdona, e col suo merto copre.

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287 · Celio Magno · Poetry Cove