Già non t'incolpo, anzi ringrazio, Amore,
se m'ardi in questa età ch'al verno inclina;
ch'ad alma accesa di beltà divina
è gloria il sospirar, gioia il dolore.
Ma piango sol ch'a sì gentile ardore
Morte invece di vita il ciel destina,
poiché, quando al mio ben più s'avicina
la speme, è più da lei tradito il core.
Così talor di sfortunato legno
aura in vista seconda empie le vele,
dove fra scogli occulti ha fine indegno.
O pietoso sembiante, o cor crudele!
gradirmi in voce, in opra avermi a sdegno,
troppo a me scarsa, e troppo altrui fedele.