Di povero giardin frutto gentile,
quasi primizie a suo terrestre nume
ch'esserti care, tua mercé, presume,
a te m'invia divoto servo umìle.
Ch'a l'arbor, ond'io nacqui, anch'ei simìle
di tua grazia nodrito al chiaro lume,
produr a te mai sempre ebbe in costume
frutto, quanto in lui fu, largo e non vile.
E qual nel petto suo scolpito ei serba,
tal nel mio tronco, il tuo gradito nome,
ch'intorno fa gioir le piante e l'erba;
dove ancor cresce un verde lauro, come
sacro ad ornar, con sua pompa superba,
di tue virtù le gloriose chiome.