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1536–1602

226

Celio Magno

Oh quanto esser mi dei diletto e caro tu, che col raggio e 'l suon l'ore mi mostri, che, fermando il tuo corso, i piacer nostri festi incauti al fuggir del tempo avaro.

Per te mie gioie allor si raddoppiaro, tal ch'invidia non ebbi a gaudî vostri, alme beate ne' superni chiostri, finché mi colse il dì nascente e chiaro.

Ed a quel che provai, breve spavento, salvo or pensando, alto piacer ne piglio, e dolce al cor, quel poco amaro i' sento. Ma s'altro fin sortia sì gran periglio,

io ben chiuder potea lieto e contento, dopo tanto diletto, in morte il ciglio.

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