Oh quanto esser mi dei diletto e caro
tu, che col raggio e 'l suon l'ore mi mostri,
che, fermando il tuo corso, i piacer nostri
festi incauti al fuggir del tempo avaro.
Per te mie gioie allor si raddoppiaro,
tal ch'invidia non ebbi a gaudî vostri,
alme beate ne' superni chiostri,
finché mi colse il dì nascente e chiaro.
Ed a quel che provai, breve spavento,
salvo or pensando, alto piacer ne piglio,
e dolce al cor, quel poco amaro i' sento.
Ma s'altro fin sortia sì gran periglio,
io ben chiuder potea lieto e contento,
dopo tanto diletto, in morte il ciglio.