Ahi, ch'empia sorte il mio signor pur serra
in ria prigion, sol per mio grave affanno;
che s'era vaga del suo strazio e danno
far anzi a me dovea sì acerba guerra.
Io son l'anima sua, che 'l regge in terra;
da lui gli spirti miei vita sol hanno;
a me sue piaghe, a lui tormento danno
i colpi, che fortuna in me disserra.
O prigion lunga, o fato iniquo e duro!
O cor mio, fossi almen dentro anch'io teco,
e si doppiasse allor la porta e 'l muro.
Ch'ivi è mia dolce libertà, non meco;
ivi è il mio sol; qui piango il giorno oscuro
in carcer senza te più mesto e cieco.