Quante, pria che da te faccia partita,
cose udirò, che lunga istoria e bella;
quante ancor tu da me, dolce sorella,
più cara a me de la medesma vita.
Ma quando al giunger mio dolce ferita
ti darà al cor la subita novella,
come festosa in atto ed in favella
ti vedrò presta al lieto nunzio uscita.
Dirai, porgendo a me la fida mano,
colma gli occhi di pianto e di diletto
— O lungamente desiato invano! —
E anch'io, teco a lagrimar costretto,
languirò di dolcezza: — O senso umano!
O mirabile in noi fraterno affetto! —