Qual frutto acerbo suol d'inculta pianta
ch'in povero terreno il ciel nodrisce,
che, s'in licor soave altri il condisce
rende sapor ch'ogni uman gusto il vanta;
tal il mio stil che 'l Trace oppresso canta,
nato d'ingegno in me che mal fiorisce,
d'aspro dolce diventa, or che s'unisce
da te con melodia celeste e santa.
Che chi le note tue divine ascolta
crida ch'Orfeo con quelle avria potuto
Euridice impetrar più d'una volta.
Ma poi fra 'l dolce grave e 'l dolce acuto
perdendo l'alma in quel concento involta,
riman per meraviglia un sasso muto.