Qual rara sorte o qual celeste mano,
dolce amico diletto, il laccio ordio
Ch'i nostri cor sì strettamente unio
che d'essempio simil si cerca invano?
Tu de l'anima mia desir sovrano,
porto a' tristi pensier del petto mio;
a te primiera e dolce cura anch'io,
anch'io tuo porto in questo flutto insano.
Felice nodo e degno sol che giunto
par d'amici sì raro, eterno tegna
o con noi manchi in un medesmo punto;
perché qualunque morte innanzi spegna,
l'un pensando da l'altro esser disgiunto,
mille morti a provar lasso non vegna.