Su la conca natia, de l'onde fuore,
Venere novo Fidia ignuda finge,
che con le belle man la chioma stringe
perch'espresso ne stilli il salso umore.
Giura chi mira in lei con dolce errore
ch'è carne il marmo, e vivo spirto cinge;
e la beltà celeste i cor constringe,
benché di ghiaccio, ad avampar d'amore.
L'opra, Danese, è tua, scultor divino;
al cui scarpello i più famosi carmi
cedono il pregio in render vita altrui.
Ch'a l'arte tua più vaghi i parti sui
scorge natura, e stiman gloria insino
gli stessi dèi spirar dentro a' tuoi marmi.