Vaghe stelle, del cielo occhi lucenti,
onde quasi il dì spento or si ravviva,
deh, se colei che di splendor vi priva
parta dal suo Titon con passi lenti,
mentre fra mille cor, che lei dolenti
seguian, partendo Irene al ciel saliva,
dite quanto al passar la casta diva
pregio le diè d'oneste voglie ardenti.
Quali poi vi sembrar Pallade e quella
che nel mar nacque, a le lor grazie conte,
ambedue poste a paragon con ella;
come al bel coro del Castalio fonte
Giove l'aggiunse poi nova sorella,
come Febo d'allor le ornò la fronte.