Mentre ne' tuoi color sì propria miro,
Domenico, di me l'imagin pinta,
dubbio me n' vo se la natura è vinta
da l'arte, o pur s'in doppia vita io spiro.
Anzi, se d'ambe al pregio il pensier giro,
la vera effigie mia cede a la finta:
ché l'una in me sarà da morte estinta,
ov'io per l'altra a vincer morte aspiro.
Specchio dunque chiamar del tuo valore
ben mi poss'io fra l'opre tue più belle,
onde acquisti al pennello il primo onore;
e con tal grido già t'alzi a le stelle,
che nulla invidio, o mio nobil pittore,
ad Alessandro il suo famoso Apelle.