Ecco l'effigie d'un che sovra quante
alme fur mai di tua virtute accese,
T'onora e pregia, e dal tu' amor cortese
gradito anch'ei se n' va felice amante.
Ché se 'l camino a le bramose piante
d'inchinarti presente il ciel contese,
ben deggio quel ch'è tuo farti palese
con questo almen di me pinto sembiante.
Quinci averrà che 'l tuo pensier più spesso,
desto dal guardo, a mio favor si giri,
e teco io viva ognor lungi e da presso.
Pasci ancor tu, benigno, i miei desiri
de la tua imago; onde a quest'occhi espresso,
come al cor, t'abbia, e 'l ver nel finto ammiri.