Più di te vecchio legno in preda al vento
scorgo anch'io da vicin l'ora funesta,
ché morte il san non men che l'egro infesta;
ira con tai voci al cor porgo ardimento:
a che tanto dolor, tanto lamento
perché ritoglia Dio quel che ne presta?
A che deve uom bramar lunga tempesta
e del suo proprio porto aver spavento?
Vissi; e potea lo spazio esser più corto.
E se de' falli miei per tema imbianco,
in lui che mi creò prendo conforto.
Ciò pensa e tu: ma più ti renda franco
che di te, sacro cigno, ancor che morto,
non verrà mai la gloria e 'l canto manco.