A questa tua, Signor, sacrata mensa
d'ogni merto io digiun con umil mente
vengo per ristorar mia fame ardente
del pan celeste che 'l tuo amor dispensa.
Dove s'al fallir suo l'anima pensa,
si sfida in tutto e sol morte ha presente;
ma tosto avviva sue speranze spente
rivolta al sol di tua pietate immensa.
Dunque assicura il cor; felice fammi
d'aver te stesso in cibo; entra cortese,
o re del ciel, nel mio povero tetto.
Degna sempre albergarvi, e in grazia dammi
che quel ch'io miro or qui velato aspetto,
dopo 'l mio fine in ciel veggia palese.