Vil verme io son per me, vil bocca indegna
di baciar il terren, non che 'l tesoro
di questo legno in cui te, Cristo, adoro,
dolce a me di tua morte, amara insegna.
Dolce: ché di sperar fai l'alma degna
eterno seggio infra 'l tuo santo coro;
amara: ché 'l martir lamento e ploro
che per mia colpa in queste piaghe regna.
Ma qual mi sia, Signor, tu mi creasti
a tua sembianza; e 'n corpo uman scendendo
la mia bassezza a la tua gloria alzasti.
Ben infinito il mio fallir comprendo,
ma nulla al sangue che per me versasti,
e figlio fral pietoso padre offrendo.