Quest'alma, o re del ciel, questa tua pianta
datami a coltivar nel mio terreno,
ahi, che già 'l suo vigor perde e vien meno,
priva del sol de la tua grazia santa.
Fra nubi atre d'error se stessa ammanta,
sì che raro apre gli occhi al tuo sereno;
e ingrata accoglie il tuo nemico in seno,
ch'i rami e i fior d'ogni bell'opra schianta.
Me n' pento or lasso; e prego umil ti prenda
pietà di lei, che pur tuo germe nacque,
de' suoi falli sgombrando il nembo e 'l gelo.
Ch'io notte e dì l'irrigherò con l'acque
del pianto mio, perch'a te frutto renda
e teco viva poi translata in cielo.