O vago tanto e lusinghiero in vista,
fior cui natura par ch'in tutto arrida,
ma con l'esterno bel che 'l guardo affida
d'aspro veleno occulta frode hai mista;
quanto imparo da te: ch'è mal avista
alma che 'l suo giudicio agli occhi fida;
poich'in terren piacer, pianto s'annida,
e d'incauto fallir, morte s'acquista.
Né men tua corta vita essempio adduce
come tra 'l vaneggiar de' sensi frali
s'estingua, ohimè, questa sì breve luce.
Fugga il cor dunque i dilettosi mali:
e dietro al raggio ch'or dal ciel mi luce,
al vero eterno ben spieghi omai l'ali.