Già non usato ardor nel freddo petto
sento, e cangiate in me voglie e desiri;
già fra novi d'amor caldi sospiri
mi trovo in dolce e degno laccio stretto.
Tu che dal ciel con sì benigno aspetto,
Venere bella, in me le luci or giri,
tu la tua forza dentro al cor m'inspiri,
vinto ogni mio rigor col tuo diletto.
Cedo, e seguo ove chiami; e se la strada
piana e lieta esser dee, qual sembra in vista,
libertà spregio, e servitù m'aggrada.
Ma s'aspra fosse ancor, nulla m'attrista:
ch'ovunque o buona o ria la sorte cada,
sempre in nobil amor gloria s'acquista.