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1269–1327

CAPITOLO XVIII

Cecco d'Ascoli

Bene ha virtute chi desìa l'onore E lode dello ben che l'uomo acquista, Chè per la fama cresce più il valore; Ma questi vani della gloria sciocca

Che voglion lode dalla pinta lista Passano il modo che l'estremo tocca. No aspetti lode chi lode rifiuta, Nè aver salute chi salute offende,

Chè per celarsi il vero non si muta. Non sempre è frutto dove è verde foglia E nè tesoro ciò che luce e splende, E chi ciò crede pur del ben si spoglia;

E più l'uomo non è quanto si mostra, E più desïa la pomposa lode E forte sprezza questa vita nostra. Questa si è l'alma dell'ipocrisia

Che della vana glorïa si gode Voltando l'intelletto a fantasia. La falsa nominanza poco dura A chi ben parla e malamente vive

E a chi coprir si vuol di sua natura. Ben è scoperto chiunque vuol celare Agli occhi umani le opere cattive E il perso per lo bianco dimostrare.

L'altrui parlare la tua lode spanna, E la tua bocca serbi il bel tacere: Poi di vergogna l'alma non s'affanna. La propria bocca fa le lodi sorde,

E fra le genti fa gran dispiacere Quando la vanaglorïa le morde. A magnanimitate contraddice La vanagloria che nell'uomo regna,

Che vuol più lode ch'ei non è felice. Tra gli altri questo vizio meno nuoce E nostra umilitate meno sdegna, Ma pur dannaggio fa la sola voce,

E acceca l'alma della conoscenza Chè de la sua salute più non penza.

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