O voi, Lombardi, con l'ampiata gola,
Faretevi ribelli di San Piero
Pur risguardando l'aquila se vola,
Venirà il tempo, dico, nello quale
Giovani acerbi con lor atto fiero
Di sovra il tempo spanderanno l'ale;
Toglierà il nome con sanguigna spada
Ciascheduno di questi al gran lombardo,
Se il suo valor non perde presso all'Ada.
Veggio cader li guelfi in Lombardia,
Se al cielo Dio non fa nuovo risguardo
Togliendo dal Saturno signoria.
Il gran diviso guasterà Cremona
E Padova e Milano con Piacenza:
Di Mantova non dico e di Verona,
Chè non so di qual cielo fur lor stelle:
Temo che a lor voler non faccia offensa;
Dunque convien ch'io taccia lor novelle.
Sempre a tiranni sarà sottoposta
La vostra Lombardia col dolce piano,
Se alla natura pïetà non osta.
La gola col gran mal del sesto clima
Voi conseguendo con sì grande accano,
Non credo che Dio muti questa rima.
Non puo' con gli altri vizii far contesa
Chi la sua ghiotta gola non raffrena,
Chè con la gola la lussuria è accesa,
Distrugge la memoria e toglie il senno,
Corrompe il sangue di ciascuna vena
E muore contentando il ghiotto cenno;
Debilita lo spirito e la lingua
E toglie l'intelletto dello Bene
E subito soffïca, tanto impingua,
E in disonore termina la vita
E toglie della glorïa la spene,
Fa sentir fiamma di doglia infinita,
E spoglia l'alma della sua virtute
Piangendo nuda sempre di salute.