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1269–1327

CAPITOLO XVII

Cecco d'Ascoli

Li grazïosi raggi dello Sole Nell'isola d'Arabïa splendendo, Topazïo si trova, il qual si cole. Il moto della Luna per sè sente,

La vista fa riversa lui veggendo, Affredda l'acqua quando è ben fervente, Resiste alla lunatica malìa, A passïone emorroical, resiste

All'ira, alla tristezza e frenesia; Il sangue stringe per la sua freddezza E credesi che dignitate acquiste; Sopra ogni pietra mostra sua chiarezza.

Subita morte lo topazio tolle; In ciò non abbi la memoria molle. Diaspro nasce per virtù di Marte Permisto di colori varii e molti;

In diciassette spezïe si parte. Idropica malìa e febbri calde E fantasia delli moti stolti Mitiga, e le virtuti in noi fa salde.

Nelli gran fatti fa l'uomo sicuro; Stringe la donna sì che non conceve, E ogni sangue corrotto lo fa puro; Lussurïa e sudor costringe e serra;

Legata nell'argento portar deve Ciascuno questa pietra, se fa guerra. Del nostro viso la virtù assottiglia Che macula non prende mai nè sorde;

D'ogni fattura ciascun uom dispiglia. La Luna forma per virtù gagate: Di sue proprïetà non ti discorde, Chè ti fa certo di verginitate.

Chi l'acque beve, per virtù divina Di questa pietra, s'uomo non conube, Senza lo suo voler subito orina; Ma se è corrotta, urina non distilla:

Or questa prova lo tuo cuor disnube Se di piacer ti tocca mai favilla. Gli spirti fuga dalli corpi umani E con dolore fuga li serpenti,

Gli idropici ritorna quasi sani, Giova a la donna nel gravoso parto; Sua polvere refrena ben li denti. Lo mio segreto con teco lo parto.

Elitropia, che è detta l'orfanella, Verde è del corpo con sanguigne gotte: Marte la forma con la trista stella. Nell'acqua fredda dove il Sole spire

Se questa metti, parrà che ciangotte L'acqua fervente per lo gran bollire. Anche, se metti questa in acque chiare, Sì che lo raggio del Sol la percota,

Sanguigna l'aria subito traspare Sì che lo Sole a noi si mostra oscuro In fin che questa pietra sia remota. Con questa puo', chi vuol, essere furo.

Giunta con questa l'elitropia pianta, Come la calamita il ferro sugge, Così, sugando, il nostro viso incanta. Restringe il sangue quando è l'uom ferito;

L'aspro veleno da lei si distrugge; Chi seco l'ebbe non fu mai fallito. Il panterone è detto da pantera, Nel quale tu vedrai sette coluri:

In lui pose virtù ciascuna sfera. Fa l'uomo audace e di virtù concinto; Il Sol nascendo con li raggi puri, Chiunque lo guarda non puo' esser vinto.

È nebuloso giacinto, e rubino, Secondo che nell'aria si dimostra: Quel ch'è granato dico ch'è più fino. In lui si trova gran perfezïone,

Conforta in tutto la natura nostra Da noi togliendo la suspizïone. Toglie dal cuore sempre la tristezza, Resiste a pestilenzïa dell'aria,

Ai nervi ed alle membra dà fortezza; Fuga veleno e gli umori adequa; Umor che fosse di natura varia Per sua virtù, egli distringe ed equa.

Dal Sole in lui fu pinta tal virtute, Chè a nostra vita facesse salute.

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