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1269–1327

CAPITOLO XI

Cecco d'Ascoli

Mira questi altri di più bassa schiera E loda te medesmo, chè natura Non ti produsse di sì vil maniera. E tu a me: «Così m'ho da biasmare

Mirando questi della gran ventura, Che sovra gli altri vedo trionfare?» Natura a ciascun dà com' si conviene: Or non ti turbi tua perversa voglia

Chè, come è il grado, si ministra il bene. Uman voler, se val, non ha ripulsa A fuggir la viltate onde vien doglia, Nè mai per povertate si ristulsa.

«La mente qui non può esser contenta: Pongo che ciò che vuol possa seguire, Ma poi l'uom desïando si lamenta. Non cessa il moto natural agente;

Sempre si muove sin che il fine mire. Questa ragione ciaschedun consente». Se tu m'intendi ben, qui ti rispondo: Ogni natura è creata al fine,

Lo qual per l'alma non è in questo mondo; Ma quando vederà lo suo Fattore Da vista a vista con l'altre divine, Sentirà pace dell'eterno amore.

E tu a me: «Non sonvi giuste prove Che l'alma vegga Dio di faccia a faccia; Contro te dico qual ragion mi muove. Intra l'oggetto e la potenza nostra

Proporzïone pur convien che giaccia In che l'essere umano si dimostra. Ma fra quel ch'è infinito e il terminato Proporzïone non puo' mai capire:

Così fra l'alma e il suo Fattor beato; Sicchè convien che qui medio vi sia Da Dio informato che nell'alma spire, Sì come il Sol nell'aria tuttavia».

Ed io a te: Or qui convien ch'io taccia, Ma quando vederò lo tempo e il loco, Di ciò conviene ch'io ti satisfaccia. E tu a me: «Or di' di questi sogni,

Ch'ogni ignorante ne cura sì poco E dice che di cerebro abbisogni». O buon Apollo, fa' miei sensi ingordi E toglimi lo ben dell'intelletto

Anzi ch'io parli a questi uomini sordi. E se tu m'hai disposto, ch'io non credo, Alla mercede altrui per gran difetto, Almen la morte mi da' per rimedo.

Delli cattivi voglio che tu godi, Chè nessun vede come nasce il sogno, Sì com'io qui ti distinguo in due modi. Quel che la mente nostra pur desïa,

Di prestar fede a ciò non è bisogno, Perchè tal sogno vien da fantasia; Ma l'altro sogno che dal ciel procede Non cogitato e pinto di figura

Che lo futuro all'anima concede, Contemplativo sogno questo chiamo; Non ha intelletto chi di ciò non cura, E non senza ragione lui disamo.

Quando la Luna sta nel sesto segno È fermo il sogno, e quando se ne parte Con le comuni stelle, non lo sdegno. L'Arïete, la Libra ed anche il Cancro

Il sogno in tutto dallo ver diparte, Sì come in neri marmi scritte d'ancro. Ognuno ha qualche cosa che si sogna Se fra se stesso giudica del male

Quasi sospetto, e pur temendo agogna. L'alme veraci son dal sogno scorte All'uomo che ha maligno il naturale, Che molto sogna presso della morte.

Questi intelletti li cieli movendo Delle cose future fanno mostra, E per figure tai sogni comprendo; Chè chi si sogna di gir nudo e scalzo

Per lo gran fango, questo gli dimostra Orribile peccato, e non è falzo. Chi di giacer si sogna carnalmente Con madre o con sorella, tu vedrai

Ch'ei convien che in quell'anno sia dolente. Se l'uom risogna quel che ha già sognato, Ed il suo sogno non ricorda mai, Non vede effetto del sogno passato.

E tu a me: «Di questi veggio como; Vorria veder quant'è lo ben dell'uomo».

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