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1269–1327

CAPITOLO VIII

Cecco d'Ascoli

La prima stella con l'empïo Marte Muove per tempo tempestati e tuoni Sin che l'una contrarii l'altro, e parte Lo fuoco mosso da Marte crudele

Verso le fredde nubi, d'onde i suoni Esultano con le infuocate vele. Il tuono altro non è che fiamma spinta Entro li corpi de le nubi frede,

U' l'una qualità da l'altra è vinta. Tu ne le verdi fronde prendi esemplo Che fanno scoppi se fuoco le lede. Or 'scolta gli accidenti ch'io contemplo.

Insieme è il fuoco alle infuocate orme, Ma avvegna che la luce avanzi il scoppo, Paion due tempi con diverse forme: E ciò fa il viso ch'è innanzi l'udito,

Chè l'alma agli occhi va dappresso troppo: Però il nostro vedere è molto ardito. E ciò si mostra in un remoto colpo, Chè in uno tempo è il suono con il fatto,

E vien sì tardo che l'udito incolpo, Chè già non segue lo veder presente, Ch'anzi percorre anche l'ultimo tratto Che il primo suono vegna ne la mente.

Puo' esser tuono senza fuoco ardente, Io dico al nostro viso, non al vero; E questo sì addivien per accidente: Quando s'oscura l'aria bene spessa,

Muovesi il vento infuocato, severo Tuono fa grande e non rompendo cessa. Ed allustrare senza tuono, avviene Perchè non trova qualità nemica,

Sì come nel seren si vede bene. Ma quando sono dense queste nube, Allora il fuoco forte le nimica Facendo suoni con le accense tube.

Se sono rari e son di basse note Li suoni, è perchè no han contraria faccia: Non resistendo, poco le percote. Ciò che resiste duramente offende,

Come vedemo che lo ferro sfaccia E sua coverta sua salute ostende. E queste nubi e queste impressïoni Oltre una leuca ed anche otto staggi

Non son più erte: ciò nel cor ti poni. Sono montagne sopra le qua' stando, Di sotto è piova e neve, e tu li raggi Vedi di sopra nel seren guardando.

La sottil fiamma in ogni cosa rara Poco la offende; però noi vedemo Per accidente che addivenne a Sara: Portando sopra il capo le molte ova,

Essendo lesa dal fuoco supremo, Erano sane come cosa nuova; Ma dentro senza frutto e pien di vento Furno trovate, chè da l'una fronte

Entrò la fiamma e strusse lor contento. Pietra discende con l'aria infuocata Come saetta che non abbia ponte Per gran potenzia del fuoco creata.

Non tanto pietre, ma corpi di ferro Sono discesi dal fuocato cielo In Alamagna: e di ciò non erro. Però le spade di tedesche genti

Fanno tremare addosso ciascun pelo Mirando altrui loro colpi possenti. Ogni elemento si muove e corrompe: Secondo che li cieli son diversi,

Così di novitate fanno pompe. Trema la terra per gli inclusi fiati, Fan l'aria e l'acqua lor moti perversi Ne' tempi che li cerchi son mutati.

Gli inclusi venti che non ponno uscire Fuor de la terra, mossi da Saturno Fanno li terremoti a noi sentire. Nel grande freddo, e pur nel tempo caldo,

Celansi i venti e non vanno dintorno: Però la terra sta quïeta e in saldo. Non dico che non possano venire Li terremoti e d'estate e d'inverno,

Ma, quando mostra il caldo o il freddo l'ire, Durano poco, chè li fiati, strutti Del lor valore, non fanno governo, Chè queste qualità li fanno asciutti.

Ma vien nel tempo dolce il gran tremore E non si cessa fin che no è corrotta La dura terra per cotal valore. Questo non sempre avvien come a Corinto:

Movendosi con ira lì di sotta, La sua potenzia perdè poco vinto. Sì che li monti, li colli e gli abissi Sono formati dagli inclusi venti

Che spirano sotterra duri e spissi; Ed anche l'acque sotto noi celate Fanno questi atti, se tu ti rammenti Le parti dello mondo concavate.

Le gran montagne hanno lo grande piano U' l'acque sotto sopra sommergendo Lassano l'Alpi ed il terren toscano, Basso facendo lo sito lombardo,

Romagna con Toscana a lui cadendo. Or prendi questo esemplo ch'io riguardo. Molte montagne in esseri di pietra Sono converse, se guardi le ripe,

Chè dalla terra natura s'arretra. Potenzia natural regge e compone E fa di terra pietre e dure stipe; E ciò si mostra per bianca ragione.

Di fronde vista però vidi impressa Nel duro marmo, che, quando e' si strinse, Nel mezzo delle parti stette oppressa. Nel molle tempo, come cera al segno,

Mostra nel duro sì come dipinse Natura, che di forma non ha sdegno. Or pur m'ascolta in cose divine, Chè arte non vale se non si procaccia:

Cosa perfetta non è senza fine; Principio d'ogni bene è conoscenza; Prima sii bono innanzi che abbi faccia; Intendi e vedi con la mente a scienza

Che mai l'eterna beata natura Senza ragion non fece creatura.

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