«Se ciascuna delle api non ha udito, Al suon perchè si posa? Di', magistro, Chè dubitando l'uom si fa sentito». Dico che il suono pone l'aria in moto,
Che per natura all'ape è gran sinistro; Non volano, se è vento; e ciò t'è noto. Non per il suono, ma pel movimento Che fa nell'aria si posano l'api,
Chè lor natura sempre teme il vento. Sì son corrette dallo lor signore, Che morderti non ponno se le capi, Chè nulla nel mal tempo va di fuore.
E tu a me: «Perchè ogni animale Muovesi ed anda subito ch'è nato? Perchè non l'uomo? Di', la ragion, quale?» Dico ch'altro animal nasce perfetto
E in poco tempo termina il suo stato, Chè in lui natura fa veloce effetto; Ma imperfetto al mondo l'uomo nasce, Chè portarlo saria troppa gravezza,
Sì che di fuori si nutrica e pasce. Certo la specie umana caderia Se nella madre prendesse fermezza: Però natura vuol che così sia.
«Perchè li cani e li leoni tutti Nascono ciechi con gli occhi coperti, E gli altri con la luce son produtti?» Dico ch'ogni animal ch'ha aguzze l'ugne
(Del dubitare voglio che t'accerti) La madre dolorosamente pugne; E, quand'è la natura stimolata, Innanzi tempo fuor lo manda in fretta:
Però la vista in lui non è formata. Nervoso membro è l'utero che sente, Sì che lontano tempo non aspetta: Natura circospetta ciò consente.
«Perchè gli an'mali, dico, ch'hanno corna, Non hanno denti in la parte di sopra, E quel ch'ha denti acuti si discorna?» Dico che quel soperchio delli denti
Natura nelle corna manda sopra, E questi sol dell'erba son contenti. Però natura in lor li denti piani Pose per questo fin nelle lor guance;
Agli altri, acuti, come a lupi e cani. Sicchè ogni animal coi denti acuti Non ha di corna nella testa brance: Voglio che nel serpente il detto muti.
«Perchè gli uccelli ch'hanno il becco torto Non bevon mai se non per accidente, E sol per medicina e lor conforto?» Io dico che lor pasto ovver lor civo
Ha per natura l'umido possente, Sì che di sete nïuno è passivo. «Perchè tutti animali ch'hanno penne Non fanno urina, sì come si vede?
E lor natura perchè ciò sostenne?» Dico che quel soverchio si converte, Sì come il mio Maestro ed ognun crede, In quelle penne che son lor coverte.
«Perchè ciascuno di questi pennati, Mutandosi lo tempo, si spelucca, Stando tutti dolenti e congregati?» Perchè in natura ciascuno dall'aria
Turbata sente subito in sè ciucca, Se d'altra qualità si mostra varia. «Perchè in un tempo più la morte uccide D'esti animali che non fa di quilli?»
Dico che il cielo le specie divide. Con questa questïon degli animali In n'ho campati già ben più di mille Da povertate: non ti dico quali.
L'Ariete di sue specie in sè conserva Sua medicina; così fa lo Toro, Così fan gli altri; ciò che dico, serva. Quando lo Sol ritorna al primo punto
Di cui la stella sta nel tristo coro, Quel genio della morte sarà giunto. E tu a me: «Perchè formò natura Animali cotanto velenosi,
Se della vita nostra ha tanta cura?» Essa in grazia dell'uomo tutto fece: Pur avendo il velen, son grazïosi, Però li topi diede in loro nece.
Dico che non farà, nè fe' mai Dio Animai, pietre od erbe e ciò che vedi, Ove non sia virtute, a parer mio. E tu a me: «Or sono animai bruti
Quest'uomini silvestri? Che ne credi? Pelosi, piccinacoli, negruti...!» Di ciò son certo: più non me ne impiglio, Salvando sempre lo miglior consiglio.
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