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1269–1327

CAPITOLO VII

Cecco d'Ascoli

Non virtù là dove è poco ingegno. Or fugga l'alma mia dal pensier vile, Chè quegli è grande che quello fa degno, Prudenzia, dico, ovver discrezïone

Altro non è, secondo il nostro stile, Che il ben dal mal discerner per ragione; E la memoria del tempo passato E previdenza di quel che ha a venire

Conserva l'uomo nel felice stato. Da questa del saver la fonte nasce Che fa la vita benigna finire Quando la mente del suo amor si pasce.

Questa natura virtuosa e bella Prende radice nell'umana pianta Quand'è in suo stato la seconda stella. Questa è la luce del saver umano

Che dona all'alma conoscenza tanta Che trae l'umanità dal pensier vano. Più val savere che tesor non vale; Ov'è savere ricchezza non manca

Se l'alma non si sforza nel suo male. Non vidi virtuoso mai perire, Ma, ben ripulso da contraria branca, Ov'è virtute pur convien salire.

Non puo' morire chi al saver s'è dato, Nè vive in povertate nè in difetto, Nè da fortuna puo' esser dannato; Ma questa vita e l'altro mondo perde

Chi del savere ha sempre dispetto Perdendo il bene dello tempo verde. Chi perde il tempo e virtù non acquista, Com' più ci pensa, l'alma più s'attrista.

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