Poi che morte le penne ha palombino,
Rinascono con loro qualitate:
Son temperate, dico, più e mino.
Virtù si serra in lui sì come in seme
Che tien occulta sua umiditate,
Chè pianta nasce, quando il suol lo preme.
Così costei: chi la tiene nel cuore,
In ogni modo segue temperanza,
E in ciel fiorisce, poi che al mondo muore,
E le nude ossa con la fronte calva,
Che dormono vestite di speranza,
Rinasceranno con la carne salva
Quando la forza del Fattor benegno
Chiuderà giorno nell'umano regno.
Lo struzzo, che per sua caliditate
In nutrimento lo ferro converte,
Non vola in aria per sua gravitate.
Di giugno, quando vede quelle stelle
Globate in orïente bene aperte,
Sotterra l'ova e scordase di quelle.
Mettendo l'ova sotto del sabbione
Nascono per virtù che il Sol ne spira,
Onde di vita vien perfezïone.
Nutrica i figli poi che sono nati
Ricordandosi l'ova, e fitto mira
Guardando lor con occhi umilïati.
Così chi sente al cuore il dolce fuoco
Che nasce per disïo di costei
Il mal consuma e serva sè in suo loco,
E se di lei peccando si discorda,
Piangendo con sospiri dice omei
Quando di questa donna si ricorda.
Il gran pentire toglie il gran peccare,
Se il cuore fa per doglia lagrimare.