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1269–1327

CAPITOLO IX

Cecco d'Ascoli

La rondine due pietre prezïose Naturalmente porta nel suo ventre, Che vagliono ad amore, e son famose. Se li figliuoli sono ciechi ed orbi,

Biascia la celidonia, sì che c'entre Il cano succo che sana lor morbi. Così sarai tu grazïoso sempre Se porti amore e caritate dentro,

Di questa donna servando le tempre. Se il vizïo t'acceca li belli occhi, Cercando questa donna nel tuo centro Ti sanerà, se al Fattor t'inginocchi;

E di salute non ti disfidare, Chè di propria natura è lo peccare. Il calandrello, quale è tutto bianco, Portandolo dinanzi a quel che è infermo,

Di ciò che qui ti dico non ti manco, Se morir deve, voltagli la coda, Se campar deve, riguardalo fermo. Di questo an'male tal natura loda.

Così fa questa donna: a cui riguarda, Di morte a vita ed a salute torna; Volta l'aspetto a cui lo vizio imbarda Sì che, vivendo, muor, perchè mal vive.

O quanti la speranza al mondo scorna, Pur conseguendo l'opere cattive! Lieve salute nel presente giorno Chè, crastinando, la morte gli è intorno.

Erodio, il quale è pur detto falcone, Fere col petto più che non col becco. Ascolta quanto è in lui perfezïone. Se in due volati non prende sua caccia,

Vergognasene forte e sta allo stecco Nè più in quel giorno animali minaccia. Nell'altro che domestico pur vaga O per vergogna nell'aria va sperso,

Di ritornare a lui tardi s'appaga. Non becca mai della putrida carne, Sia quanto vuole di fame converso, E quando è infermo becca pur le starne.

L'uomo ch'è prode figliuol di virtute, Più fa col cuore che non fa con bocca Quando il raggiungono l'aspre ferute. Sempre è vergogna dove è gentilezza.

«Azaria» dico a cui tal detto tocca, Che con la lingua gli inimici spezza. Non prende l'uom gentil le brutte cose, Ma, per virtù dell'animo ch'è granne,

Consegue sempre le più valorose. Ma sono al mondo cotai gentilotti Che gridano, mostrando le lor sanne, Schernendo altrui con loro grigni e motti.

Per l'opera si mostra l'uom gentile, Sì come è scritto nel secondo stile. Il grifo assai è forte, ma pur teme Per molti an'mali che son ne li monti,

Chè per lor corpi lo tossico freme. Sempre nel nido lo smeraldo pone Sì che non sieno li suoi nervi ponti: Per questa pietra fa defensïone.

Così tu devi mettere costei Dentro nel cuore con la ferma fede La qual difende l'uom dagli atti rei, Dall'inimico ch'è il serpente antiquo,

E dona pace e gloria e mercede Togliendo all'alma lo valore iniquo. Chi seco porta questa bella pietra Giammai da sua salute non s'arretra.

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