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1269–1327

CAPITOLO IV

Cecco d'Ascoli

Virtù s'acquista per raggio di stella; Non dico che a noi sia naturale, Ma in quanto si dispon l'anima bella A conseguire il virtuoso bene.

Fuggendo per ragione l'empio male, Disposta creatura in atto viene. Se per natura la virtude fosse Come alla Terra la gravezza sua

Che mai per sua natura non si mosse, In ciascun tempo saria l'uom beato Se al naturale pon la mente sua Nè si costuma nel contrario lato.

Abilitata l'anima e disposta Da questi cieli, elegge il ben perfetto E più leggera con virtù s'accosta. Non che ciascuno non possa seguire

Per suo volere di virtù l'effetto, Ma, non disposto, puo' di più languire. Dunque, virtù è un abito elettivo Che sta nel mezzo di due parti estreme

Onde procede lo bene effettivo; E quel che senza il mezzo contraddice E l'una delle parti sempre preme, Per lui si priva tutto il ben felice.

Questa radice con li santi rami Già fu piantata nell'umano sangue Quando si andava per li dritti trami; Ma il tempo ha varïato li costumi

Di gente in gente, sì che virtù langue Nel cieco mondo con gli spenti lumi. Quest'è la scala di nostra gravezza A sormontare sopra tutti i cieli,

Ivi mirando l'eterna bellezza; Ma lo vizio, che tutto il ben disface Del mondo nostro con gli aguzzi teli, Da noi si tolle l'una e l'altra pace.

Il tutto nelle parti si divide: Questa è la virtute definita Che sotto lei ciascheduna s'asside. Convien ch'io canti della giusta donna

In prima, poi de l'altre della vita. Per più vedere, la tua mente assonna E mira nell'aspetto di costei Che tanto piacque sempre agli occhi miei.

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