Skip to content
1269–1327

CAPITOLO IV

Cecco d'Ascoli

Cessa, intelletto da le rotte vele, Chè tua vertù non basta a veder luce Di quel che ti conviene esser fedele, Onde perfetta Dio fa la natura

Universal che sempre spira e luce, Che in atto di potenzia trasfigura. Intelligenzie, stelle, moto e lume Ogni natura che la spera ammanta

Mantegnon, e di ciò l'essere sume. Se ciò non fosse, ogni animal che vive E ciascheduna vegetabil pianta Sarien di lor virtù da morte prive.

S'agli occhi nostri appare nuova forma, L'umano ingegno allor si mova e quera Finchè del vero in lui si pinga l'orma; Ma non trascenda e levi l'alto ingegno

Sopra le stelle sì che in esse pèra Chi di tal luce non si mostra degno. O viste del miracoloso affanno! Chè a noi si schiude sempre meraviglia

Dal poco cerchio le stelle miranno. Non è virtù non dubitare al mondo, Ma far dell'ombra umana la simiglia Ragion non vede come sia il secondo.

Dico che l'ombra de la stella umana Si fa il terrestre assiso in quella parte Che a nostra qualità non è lontana. Del bello raggio allor la priva il Sole,

Perchè non è disposta come Marte Che co' suoi raggi fuoco mostrar vuole. Di questa stella si cela bellezza De li acquistati raggi, sì che nui

Par che natura perda sua vaghezza. Di ciò che vive la virtude geme Per questo corpo che riceve in lui Da tutti i cieli la virtù che spreme.

Langue natura sì come costei, Perchè in quel tempo perde di valore, Chè sua potenzia non si spande in lei. Cessa l'effetto, se la causa è priva:

Allora chi è soggetto, a gran dolore Verso la morte prende trista riva. Vegnon nel mondo e sono già venute molti accidenti, che dir non ho voglia,

Perchè si vederanno e son vedute Anime belle e figurate e pente De la vertù del ciel che lor invoglia Mirando quanto è in noi lo ciel possente.

E delli primi raggi lo bel corpo Pinge paura ne li umani aspetti Quando si mostra de sua luce torpo. Se in questo clima cessa il suo splendore,

Ne gli altri li suoi raggi son concetti, Chè in tutte parti sua luce non more. Due cerchi sono che, intersetti insieme, Equante e deferente dice altrui,

Sono congiunti nelle parti estreme. La prima stella si gira in quel sito, E il Sol nell'altro resta opposto a lui Quando il suo corpo è di splendor finito.

De le due stelle se in mezzo è la Terra, Per lei la Luna lo raggio non vede Chè nel suo corpo l'ombra si disserra. Sempre non tutta quella stella oscura,

Sì come nostra vista ne fa fede Che in parte muore a tempo sua figura. Girando il cielo, vegnon le triste ore Che il bello raggio nello Sol si vela

Stando la Luna avvinta nel suo core. Ove si giunge l'una a l'altra rota, Agli occhi umani la bellezza cela Di quella luce ch'è per lei remota,

Onde celando sì nuova bellezza Sotto le stelle muore ogni allegrezza.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CAPITOLO IV · Cecco d'Ascoli · Poetry Cove