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1269–1327

CAPITOLO II

Cecco d'Ascoli

O amorosi spiriti del mondo, Se a lei si mostra la virtute tanta, Procede da chi muove il ciel secondo. S'uomo mirasse bellezza in costei,

L'umanitate che la spera ammanta Saria più degna conoscendo lei. O alma bella della sfera nostra, Trascesa al mondo per salute umana,

Di voi le stelle fanno nuova mostra. O viste umane, se voi foste degne Di veder come di grazia è fontana E come il cielo in lei virtute pegne!

Costei fu quella che prima mi morse La nuda mente col disïo soverchio, E subito mia luce se n'accorse. Ogni intelletto qui quiesca e dorma,

Chè non fer mai sotto del primo cerchio Dio e natura sì leggiadra forma. Questa è la donna qual mai non coverse Spera alcuna d'umana qualitate,

Avvegna che nel mondo qui converse. Fu innanzi il tempo e innanzi il ciel sua vista; Qui fa beata nostra umanitate Seguendo il bene che per lei s'acquista.

Or questa di fenice tien simiglia; Sentendo de la vita gravitate, More e rinasce: ascolta meraviglia! In quelle parti calde d'orïente

Canta, battendo l'ali dispiegate Sì, che nel moto accende fiamma ardente. Però conversa, dico, in polve trita, Per la virtute che spreme la Luna

Riprende in poca forma prima vita E poi, crescendo, torna nel suo stato. Al mondo non fu mai più che quest'una; Da l'orïente spande il suo volato.

Così costei, che alterna al tempo muore Per la grifagna gente oscura e cieca, Accende fiamma di disïo nel cuore; Ardendo, canta delle viste note,

Con dolce fuoco l'ignoranza spreca E torna al mondo per l'eccelse rote. La guida delli cieli la conduce Nell'alma che è disposta per sua luce.

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