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1269–1327

CAPITOLO I

Cecco d'Ascoli

Io voglio qui che ilquaretrovi ilquia Levando l'ali dell'acerba mente, Seguendo del Filosofo la via. Del dubitar querendo è gran virtute,

Chè l'ammirare della prima gente Fece noi certi dell'alte vedute. «Amor pur nasce da consimil stella; Perchè, li due sol una cosa amando,

In ver dell'altro sta la mente fella?» Dico che ciò addivien per accidente, E lo puoi tu veder, chè, l'un cessando, In grazia torna dell'offesa mente.

«Se per consimil ciel costei pur amo, Ed ella in ver di me perchè è sì dura Nemica di mercè quant'io più bramo?» O genti cieche ed intelletti storpi,

Come la via diritta vi si oscura Non contemplando li celesti corpi! Esser non puo' che sia la mente nuda D'amare amante, dico più e meno:

Or voglio che tal detto in te si chiuda. S'altri non t'ama, vogli esser esperto, Mira se l'ami, e come, e se sei pieno D'amore, e del contrario sarai certo.

Se le tue stelle fur nel basso cerchio E quelle di costei nell'alto punto, Amor t'infiamma di desìo soverchio. E tu a me: «Perchè questo desìo

Non cessa, fin che amor non è congiunto?» E qui ti scrivo ciò che ne credo io. Ogni desïo presuppone il fine Ed ogni moto persegue sua forma

E, conseguendo, convien che decline. Come due alme è una per piacere, Così due corpi natura conforma, In quanto puo', seguendo il suo volere.

«Perchè sì ardente è lo paterno amore, Che più che sè li propri figli ama, E sopra tutti perchè più il minore?» Che il nato la memoria tien del patre,

Accorso scrive che di ciò s'infama: Voglio che mia ragion suo detto squatre. S'altra cosa non fa maggior memora Che li figliuoli, in prima il ver non dice:

Di ciò sarai tu certo a poco d'ora. Chi al mondo scrive, ciò è noto espresso Che fa maggior memoria e più felice: Ascolta com'è ver ciò che confesso.

Tesoro edificar nelli buon nati, E chi scrivendo leva il suo intelletto, Conservan la memoria alli passati. È gentil cosa vivere per fama,

Chè poi la morte all'alma fa diletto Udendo che lo mondo di lei chiama. Proprïa carne e spirito e natura Che veste il nato per virtù divina,

Quest'è del padre proprïa figura. Niun altri più che sè si puote amare: Questa mi pare sentenza latina; Non ti convien di ciò più dubitare.

Naturalmente ciascun ama tanto, Ma l'accidente, che natura volve, Il padre muove più e meno alquanto. Per simil patto e per utilitate

Il natural volere si dissolve Amando più il minor per puritate. Muove la purità la mente umana E come donna onesta infiamma il core:

Di qui la mente tua non sia lontana, Chè, conoscendo questi dolci passi, Sentirà l'alma del nuovo valore, Sì ch'io ti prego che qui non mi lassi,

E fa' che il dubitar tuo sia possente Se vuoi ch'io rispondendo ti contente.

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