Skip to content
1269–1327

CAPITOLO I

Cecco d'Ascoli

Dal terzo ciel si muove tal virtute, Che fa due corpi una cosa animata Sentendo pene di dolci ferute. Conformità di stelle muove affetto,

Trasforma l'alma nella cosa amata Non varïando l'esser del soggetto. Questa virtute è con l'anima unita Nel suo creare, come Sole e luce,

Chè fu in un tempo lor forma finita. Lascia il dolore degli acerbi giorni Poi che in disïo l'alma si conduce Donna mirando con gli effetti adorni.

Il terzo aspetto, dico, nel sestile S'è permutando la Luna col Sole, O anche l'orïente s'è simìle, Ciascun amore nasce per natura,

Insieme l'alme per virtù raccole E più e men, secondo lor figura. Amor non fu giammai nostro volere, Ma vien per natural conformitate

Che nasce in noi per subito vedere. Gli occhi umani sono calamite Che attirano di nostra umanitate Lo spirto col piacer, come vedite.

Amore è passïon di gentil cuore Che vien dalla virtù del terzo cielo Che nel crear la forma al suo splendore. Errando scrisse Guido Cavalcanti:

«Non so perchè si mosse e per qual zelo». Qui ben mi spiego lo tacer di Danti. «Donna mi prega perch'io debba dire» Dimostra che l'amor muove da Marte,

Dal qual procede l'impeto con l'ire, Che strugge pïetà con la mercede, Unita cosa per disdegno parte, Corrompe amore con la dolce fede.

Non è effettivo agente quel che priva: Dunque lo Marte non puo' per suo lume Formare amore in animal che viva. L'antiche prove degli eccelsi ditti

Spogliano Marte di cotal costume, Chè tien di guerra gli atti circoscritti. Anche ogni agente, dico, naturale, Che termina ad alcuna passïone,

Da quella dipartirsi mai non vale. Del suo creare fu lo Marte cinto Che all'ira triste e agli impeti dispone: Amore dunque fu da lui respinto.

Senza vedere, l'uom può innamorare Formando specchio della nuda mente Veggendo vista sua nel 'maginare; Ma pur dagli occhi nasce più piacere

E più si chiude amore in noi possente Con gran dolcezza e con maggior temere. Questa conformità muove diviso, Fa l'anima parzial senza ragione

Nel primo sguardo, mirando nel viso. Amor non nasce prima di bellezza: Consimil stella muove le persone E d'un volere forma la vaghezza.

Non si parton per altro che per morte Quando la luce trina lor conforma Insieme l'alme dal piacer raccolte. Ma Dante, rescrivendo a messer Cino,

Amor non vide in questa pura forma, Chè tosto avria cambiato il suo latino. «Io sono con Amore stato insieme»: Qui pose Dante che nuovi speroni

Sentir puo' il fianco con la nuova speme. Contro tal detto dico quel ch'io sento, Formando filosofiche ragioni: Se Dante poi le solve, son contento.

Natura muove per l'eterno moto E prende qualitati onde risulta Esser perfetto che non sia remoto. Io prendo esempio da lucente pietra

Che ha per qualità sua forma occulta Che mai dal suo soggetto non s'arretra. È naturale ciò che il ciel qui muove, E ciò non prende mai contraria faccia

Finchè non torna in qualitati nuove. Se questa trina luce amor compone, Non veggo che accidente amor disfaccia: Di ciò son certo, senza opinïone.

Non intendo trattar d'amor divino Come dell'alma nostra è somma vita, Chè qui di lui parlar non posso a plino. D'amor che nasce per virtù di sangue

Che per natura nelli nati alita Io lasso, e dico come lo cor langue. Come la luce ha il suo proprio aspetto Illuminando l'aria che risplende

Facendo agli occhi natural diletto, Così del cuore è oggetto suo l'amore Lo qual, se limitato, non offende Nè toglie alla virtute il suo valore;

Ma come offende la virtù visiva Di luce lo visibile eccedente Chè lei corrompe potenza passiva, Amor così tremendo fa languire

Il cor che sospirando fa dolente Sentendo pena del nuovo martire. Là dov'è amore, sempre è gelosia Ed è paura e pensiero e sospetto

E l'alma con la spene è tuttavia. Amor nel cerchio non tien fermo punto: O cala o monta nell'uman concetto: Sempre col moto fu così congiunto.

Chiunque non segue la carnal salute Riguarda donna come Sole a fango, Discaccia d'ogni vizio servitute, E vede la certezza dello Bene.

Ma io, dolente, in ogni tempo piango, D'amor sperando quel che non conviene. Amor dall'atto quanto è più lontano, Cotanto è più possente il dolce fuoco

Che tien gioioso sempre il cuore umano. Ardendo fa alla vita il Ben sentire Donna mirando nel beato loco Che pace con dolcezza par che spire.

Ma sono in nostra umanità venute Genti oscure con lor atto fiero E son di tal virtù lor menti mute, E la vista carnal van pur querendo;

Per l'abito poi cessa il moto altiero Vilmente lor disïo conseguendo. Amor, s'è vizïoso, poco dura; S'è per vertude, ognora si conferma

Chè l'alma nel suo ben si trasfigura. Amor che non comincia in ferme stelle Tosto s'accende e avaccio si disferma Partendo disdegnate l'alme felle.

Io son dal terzo cielo trasformato In questa donna, ch'io non son chi fui, Per cui mi sento ognora più beato. Da lei prese forma lo mio intelletto

Mostrandomi salute gli occhi suoi, Mirando la virtù nel suo cospetto. Dunque, io son ella; e se da me si sgombra, Allor di morte sentir deggio l'ombra.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CAPITOLO I · Cecco d'Ascoli · Poetry Cove