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1354–1432

II

Bonaccorso Pitti

Più e più volte, e tutte con gran torto, mi son doluto della santa e giusta, la quale il mondo frusta con suo giustizia per nostra cagione.

Ma or che la ragion il mie cor gusta, vedendomi condotto al vecchio porto, avanti che sie morto, appruovo che Fortuna fa ragione.

Giusta la tenne il gran re Salamone, quando al suo dosso fu posta la sella, perché la colpa venne pur da lui; giusta la tenne quel primo, colui

che fu cacciato della terra bella, perché credette a quella che 'l fé disubidir suo Creatore. Chi sente alcun dolore

per suo difetto non si de' dolere della Fortuna, c'ha le pruove vere. Delle qua' pruove dire assai ne posso, ché l'ho provate e per terra e per mare,

e tutte confessare esser seguite per la colpa mia. I' credo che chi vuol ben giudicare, quando dalla Fortuna egli è percosso,

dirà da lui sie mosso il non tener la più secura via. Ma l'uom ch'è franco, savio e diligente può con l'albitrio dato dal divino

prender quel buon camino che 'l meni dove cerca suo salute. Ma vuolsi con virtute prendere il tempo con buona giustizia,

chi vuol di suo viaggio aver letizia. Già non si de' di Fortuna dolere colui che per diletto caccia l'orso, s'elli gli dà di morso

o della zampa per campar suo vita, né chi per suo orgoglio prende corso di lancia acuta contro a cavaliere, se nel petto gli fere

e per la schiena passa la ferita. Colui che 'n sulle cime fa salita, potendo quel che cerca aver da basso, di sé si doglia, se ne cade a terra.

Colui che sempre cerca di far guerra convien che nella fin po' ne sia lasso; se giunge al vecchio passo, di lui si può ben dir sie maraviglia.

Colui che 'l peggio piglia di sé si doglia, e non della Fortuna, che fa 'l suo corso come fa la luna. Fortuna è stata a me un solo iddio,

che m'ha condotto a porto di riposo, non come nighittoso, ma per lo tempo che così mi dà; né già però mi sento paüroso

di conservarmi nello stato mio e ben guardare il fio che m'ha donato la mie libertà. Com'ella è cara Cimbri ben lo sa,

che diede a sé e a' suoi cruda morte per non vedersi servo de' Romani. E, s'ell'è cara, specchiatevi a' Pisani, che han di libertà perduta corte

e con parole scorte chieggon la morte, come vecchia e stanca, perché sotto la branca si veggon di colui, che per antico

di volpe e di suo figli fu nimico. — Canzon, se tu ti truovi dove sia alcun che di Fortuna dica male, digli che poco vale

il bestemiarla e far di lei doglienza, però ch'ell'è beata e non le cale d'alcun che senta mal per suo follia. Fortuna è buona e ria,

secondo quel che fa la Providenza: quest'è vera sentenza, provata pe' materni versi scritti da me, che son figliuol di casa Pitti.

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