De la tua grazia il raggio, alto Signore, passa a guisa di lampo, sì che non scalda l' aghiacciato core: però tepido avampo
nel foco chiaro del tuo santo amore. Manda una fiamma sì lucente e viva che non sol scaldi l' alma ora di bene oprar sdegnosa e schiva,
ma con la dolce et alma luce arda del mio cor l' interna riva, acciò che del tuo amor caldo et acceso i mondani diletti
deponga in terra, quasi inutil peso de l' alma, che s' affretti di gir al Ciel, da cui gli era conteso. Io son quasi terren sterile incolto,
che non produce frutto, se seminato da man saggia e colto non è per l' anno tutto, et inaffiato onde non resti asciutto;
e se de la tua immensa alta pietate l' inessicabil fonte, ch' esce ad ognor con tanta largitate da quello eterno monte,
non lo bagna talor, come la state allor ch' arde dal cielo il Cane estivo ogni campagna e prato, che 'l campo è senza fior, senz' onda il rivo,
sarò nudo e privato di tutto quel onde in tua grazia vivo. Io ho il voler, ma non pari al desio sono le forze frali
senza l' aiuto tuo, mio Padre e Dio; ché da cure mortali oppresso, il lasso e frale spirto mio senza la grazia tua non più respira
che sotto al grave pondo del duro sasso che sospinge e gira sempre dal sommo al fondo Sisifo, al Ciel et a se stesso in ira.
Stempra quel ghiaccio adamantino e duro d' una invecchiata usanza che 'l cor mi cinge, ond' io di te non curo, ma posta ho mia speranza
ne le cose del mondo orrido e scuro, sì che l' ardor del tuo bel foco senta, che 'l gielo or le contende, l' anima rea, e di ben far contenta
le sue gran colpe emende, et al folle desio più non consenta.
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